
PAZZA
(il comportamento di chi ha torto)
Ieri sera ero al recital per il centenario della nascita di Alfonso Gatto, poeta salernitano più volte candidato al nobel.
Grande oppositore del regime fascista, è stato perfino in carcere per questo.
Diciamo che noi Salernitani ne andiamo fieri, và.
Rentrando verso casa, quasi per gioco, con gli amici abbiamo cominciato a fare un elenco dei nostri concittadini eccellenti in campo artistico e storico.
A nominarli tutti il nostro orgoglio si gonfiava sempre più. Azz, era un campanilismo a tutto andare!
Fino a che…ehm…passando in piazza Portanova…abbiamo fatto un incontro.
Dire che quell’incontro ha smorzato i nostri entusiasmi è dir poco. Dire che ci ha “guastato” l’atmosfera è dir poco. Dire che ci ha spento ogni velleità campanilistica è dir poco. Diciamo allora che ci ha riportati alla realtà “contemporanea”, mettiamola così.
Insomma: ci siamo trovati di fronte la nostra indomabile MINISTRA. Sì, proprio lei, salernitana doc. Acciderbolina. Perdindirindina. Trallallerolà.
E ora che si fa?
Un’amica ha esclamato: “Vabbè, nessuna città è perfetta”
Seeeeeee e tu vorresti consolarci con questa battutella?
Piuttosto, le battute della Guzzanti...quelle sì che sono pungenti. Allora abbiamo cominciato a rievocare le frasi più simpatiche della Sabina nazionale. Ma
Certo nessuno può ufficialmente schierarsi con lei oppure dall’altra parte. Nessuno di noi ha le prove per asserire chi dica il vero e chi mente.
I modi e i motivi per mentire sono un’infinità. Occorrerebbe conoscere i fatti e avere grande senso critico per valutare.
Ma con i miei amici notavamo un particolare importante. Chi ha torto, solitamente, ha sempre lo stesso atteggiamento. L’avete notato voi? Beh…pensateci bene.
La persona che MENTE cosa potrebbe fare per screditare chi lancia accuse portando prove dettagliate? Come potrebbe riuscire ad annientare l’avversario che ha scoperto le sue malefatte e lo accusa pubblicamente (o in privato)?
C’è un solo modo: dire che è un pazzo.
Gramsci fu dichiarato pazzo dai fascisti, era troppo scomodo e intelligente per battersi alla pari con lui. Furono portate prove false della sua pazzia e prove altrettanto false delle sue menzogne. Erano tutti d’accordo contro di lui, peccato però che Gramsci dicesse il vero.
Bene, a tal proposito mi sono ricordata di un filmato, è brevissimo, guardatelo fino in fondo. Mostra la tecnica classica del "ti dico che sei matta, così tutto quello che dici su di me non vale”. Protagonista la nostra ministra.
Ora mi domando: le telefonate nessuno le ha sentite, tranne i giudici ovviamente. Nessuno ha visto se c’è mai stato un incontro sessuale tra la ministra e il Presidente. Quindi non entriamo nel merito.
Però una domanda viene voglia di farla: perché dare della pazza alla Sabina Guzzanti? Perché dire che
Stessa cosa per la minaccia di denuncia.
Di Pietro ha avuto migliaia di accuse, anche gravissime, e raramente ha denunciato in Tribunale. Chiediamoci perché. Chiediamocelo!!!
Signora Ministra, magari lei ha ragione, magari non ha mai fatto ciò di cui la si accusa…ma non dia della pazza alla Guzzanti. Questo modo di fare è tipico di chi ha TORTO. La storia e la quotidianità ce lo insegnano!
Chi sa di aver ragione non tende a screditare in questo modo il suo accusatore. Soprattutto se si tratta di una persona amata dal pubblico.
Di Pietro ha mai dato del pazzo a Berlusconi? Non lo fa, non ne sente la necessità…ha ben altro da dire contro di lui…molto altro.
Forse sbaglio, ma io la penso così.
Ok. E voi cosa pensate? Credete che
L’unico paese al mondo che ha nella Costituzione il “diritto alla felicità”, bollato come diritto inalienabile, è
Eppure, le ricerche recenti sul livello di felicità della popolazione degli USA forniscono dati sconcertanti, soprattutto riguardo alle donne! Più scuola e università, più lavoro spesso appagante, più visibilità e peso negli affari un tempo tutto maschili, più politica, più ruolo insomma, e meno felicità.
Da alcuni anni il filone della Happiness Economics (ovvero economisti, sociologi e psicologi) scava nell'animo, oltre che nel portafoglio, della gente (negli USA, anche in Europa). E l'ultimo saggio prodotto ci dice che le donne americane non sono felici. O meglio, sono meno appagate degli uomini, mentre un'infinità d'indicatori quantitativi dovrebbero farci concludere che sono più felici.
Lo studio contraddice la diffusa idea che a un maggior peso nella società e nel lavoro corrisponde più felicità.
Ma del resto che cos'è la felicità, si chiedeva Camus, se non la semplice armonia tra uomo/donna e la vita che essi conducono? I concetti presi in esame dagli studiosi americani sono quelli di benessere soggettivo, soddisfazione nella vita e felicità.
Personalmente ogni volta che gli Americani tirano fuori una delle loro “scoperte” me ne infischio altamente. Spesso si tratta di ricerche banali o che non dicono nulla di davvero importante.
Fanno eccezione gli studi di Stevenson e Wolfers che trovo siano sempre altamente provocatori e di eccezionale profondità.
Ebbene, secondo questi due economisti, il benessere soggettivo è aumentato in molti Paesi e l'Italia ha visto un particolare incremento. Ma alla fine la felicità delle donne rispetto a quella degli uomini è diminuita ovunque, in modo più sensibile negli Stati Uniti, e con unica eccezione, dicono alcuni dati,
Osservazioni analoghe, precise e preveggenti, venivano fatte molto tempo prima, a metà degli anni 30, da George F. Kennan, da sempre sospettoso della modernità.
Durante un viaggio in bicicletta nel suo Wisconsin, lui osservava come l'automobile avesse ridotto i contatti sociali in America rispetto all'Europa che ancora viaggiava insieme, s'incontrava nei locali vicino a casa, viveva una vita di comunità. Questa differenza pesava sulla società americana in termini di felicità, soprattutto per le donne.
E oggi? Il gap tra uomini e donne, quanto a felicità, è ricorrente in America come in Europa, in pratica è universale e cresce sempre più. Questo è quanto ci dicono gli studiosi. Ma forse non c’era bisogno di chissà quali fantasmagoriche ricerche per capirlo.
Una cosa è certa: le promesse fatte alla donna, dalla modernità, non sono state mantenute. Ma tutto sommato, nonostante stiano un po’ meglio, nemmeno quelle fatte agli uomini, temo.
Un posto incantevole, un'idea originale, la gioia di esprimersi, l'amore per l'arte in tutte le sue forme. Ecco in sintesi il ritratto del Festival dei Castelli di Lago.